“Pronti a denunciare la Giannini”

150mila firme e la data del 20 maggio, giorno del nuovo sciopero generale della scuola. «Un grido di allarme» più che una protesta dicono i sindacati che hanno proclamato l’agitazione di tutto il personale della scuola, Flc Cgil, Uil scuola, Cisl scuola, Snals-Confsal. Un modo per dire che «il clima nelle scuole è diventato irrespirabile», sottolinea Domenico Pantaleo della Flc Cgil. «Il primo obiettivo – dice – resta il contratto, scaduto da sette anni, ma anche il ripristino di corrette relazioni sindacali, le modifiche alle legge 107 della Buona scuola, la libertà d’insegnamento, il riconoscimento del ruolo personale Ata, la risoluzione del precariato, la valutazione di prof e dirigenti scolastici».

Il 20 maggio ci saranno cortei e presidi un po’ in tutte le città d’Italia cui prenderanno parte docenti ma anche bidelli e presidi, «perché con la legge 107 – dice Pino Turi della Uil – la scuola sta subendo una mutazione genetica dove c’è una dipendenza gerarchica che ammazza l’autonomia prevista dalla legge, dove il dirigente dà i premi noi siamo contro i fannulloni, ma questa è una battaglia che si fa per via contrattuale».

Ma, dicono i sindacati, stavolta «seguiamo la teoria di Gandhi, lanciamo un grido d’allarme per la scuola italiana in una situazione di silenzio assordante»

Il nuovo contratto non arriva e i sindacati lamentano la mancanza di relazioni con il governo. «L’ultima volta che la ministra Stefania Giannini ci ha ricevuto – dice Tuti (Uil) è stato il 23 settembre, da allora più nulla, nonostante più volte abbiamo chiesto incontri». Noi, dice Lena Gissi della Cisl, chiediamo un sistema di relazioni sindacali serie, continuiamo a chiedere incontri con rappresentanti delle istituzioni e neanche riceviamo risposta, in un Paese serio questo non è possibile».

Perciò, i 4 sindacati stanno pensando ad una denuncia per la ministra Giannini per inadempienze sindacali: «C’è una legge, la numero 300 – ricorda Gissi – che prevede che dopo la richiesta di incontri sindacali ci sia una risposta, va rispettata».

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