Nella Pa nuovi contratti su «due livelli» – Ecco l’atto d’indirizzo della Funzione pubblica

I quattro comparti in cui sarà articolato il pubblico impiego potranno ospitare al proprio interno «parti speciali o sezioni», per salvaguardare i settori caratterizzati da una «spiccata specificità»: queste sezioni, però, non potranno salvaguardare piccole professionalità, perché saranno possibili solo se i profili interessati «presentano una significativa rilevanza in termini di addetti e di amministrazioni».

Le istruzioni
È un via libera a metà quello che arriva dall’atto di indirizzo firmato dal ministro della Pa Marianna Madia, con il quale la Funzione pubblica dà ufficialmente all’Aran il compito di chiudere le trattative con i sindacati. La possibilità di articolare i nuovi comparti in sezioni è indispensabile per provare davvero a chiudere l’intesa (come anticipato sul Quotidiano degli enti locali e della Pa del 3 febbraio): altrettanto essenziale, dal punto di vista di Palazzo Vidoni, è però evitare di snaturare la riorganizzazione, aprendo la porta a tutti gli appetiti sulla possibilità di ottenere regole su misura

Le conseguenze sulla riorganizzazione
Che cosa succederà, quindi? Per capirlo bisogna pensare alla geografia dei quattro comparti, che nell’atto di indirizzo trovano la prima conferma ufficiale, uscita dalle lunghe trattative con i sindacati. L’accorpamento degli attuali comparti «sulla base delle maggiori affinità» è destinato a portare alla creazione di un comparto sanità, sostanzialmente analogo all’attuale con la differenza che i dirigenti amministrativi dovrebbero unirsi alle regioni, un comparto della «conoscenza», uno dedicato ai «poteri locali» e uno ai «poteri nazionali». L’apertura contenuta nell’atto di indirizzo, quindi, sembra riguardare prima di tutto il comparto della conoscenza, che dovrebbe unire scuola, università, ricerca e Afam: in questo quadro non è difficile trovare settori affollati e «specifici», che rispondono quindi ai due parametri indicati da Palazzo Vidoni.

Due livelli
L’articolazione in sezioni è poi interessante per il compartone nazionale, in cui finiranno realtà molto differenti fra loro come i ministeri, gli enti pubblici non economici, le agenzie fiscali e così via. Scrivere un nuovo contratto nazionale unico per uffici così differenti, e per di più con le poche risorse finora a disposizione, appare come un’impresa impossibile, e per questa ragione l’unica via d’uscita sembra rappresentata dalle «parti speciali». I nuovi contratti, in base alle istruzioni della Funzione pubblica, dovranno prevedere per le parti comuni «gli istituti che si applicano a tutti i lavoratori», e riservare alle parti speciali «alcuni aspetti del rapporto di lavoro che, anche nel nuovo contesto, necessitano di una disciplina distinta». È molto probabile, che almeno nella prima applicazione, le parti comuni saranno limitate alle regole base del rapporto di lavoro, per esempio la gestione delle ferie e delle malattie, riservando il grosso alle «parti speciali», con un allineamento che richiederà molto tempo.

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3 risposte a "Nella Pa nuovi contratti su «due livelli» – Ecco l’atto d’indirizzo della Funzione pubblica"

  1. Buongiorno. Chiedo scusa ma una volta che il personale Ata entrerà nel comparto della pa, per quanto riguarda le supplenze annuali gli organici ecc. Saranno chiamati allo stesso modo? Cioè tramite graduatorie provinciali? O cambierà qualcosa?. grazie.

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