Personale ATA: il 27 agosto presidio a Cagliari

FLC CGIL – CISL Scuola – UIL Scuola
Snals/Confsal – FGU Gilda – Cobas Scuola

La pessima scuola progettata dalla legge 107/15 mostra, in tutta evidenza, i suoi primi drammatici effetti. Quasi il 50% dei docenti precari sardi che potevano farlo, non hanno presentato la domanda di partecipazione al piano straordinario previsto dal governo. La prospettiva di una emigrazione forzata, rinunciando a famiglia, casa e un progetto di vita da tempo iniziato, hanno convinto tante e tanti docenti precari a non presentare alcuna domanda, col rischio di un futuro di precarietà e disoccupazione. La roboante propaganda del governo, ha millantato la cancellazione del precariato con l’assunzione di 150.000 docenti, ridotti poi a 102.000; nella realtà le immissioni in ruolo di docenti arriveranno (forse) a poco più di 80.000 unità.

Nonostante ci fosse la possibilità di unificare le fasi B e C, come richiesto dalle OOSS, il governo ha proseguito per la sua strada di distruzione della scuola pubblica e di aggressione ai diritti dei cittadini e dei lavoratori. Chiediamo di conoscere rapidamente i risultati di questa arroganza per verificare la situazione che si è determinata che, non è difficile immaginarlo, porterà un incremento del contenzioso: per i docenti dell’infanzia, per gli educatori dei Convitti, per i docenti della II Fascia (TFA e PAS, Laureati in Scienze della Formazione primaria, diplomati magistrale) arbitrariamente esclusi dalla possibilità di fare domanda per una cattedra a tempo indeterminato, per la priorità conferita dalla Legge agli idonei del concorso 2012 rispetto ai docente inseriti nelle GAE, per l’immissione in ruolo fuori regione dei docenti con il punteggio maggiore (fase B) a fronte di immissioni in ruolo nella provincia di residenza (nella fase C) di docenti con minor punteggio. Quest’ultima perversa distinzione tra fase B e fase C non solo è del tutto arbitraria, ma genera un vero paradosso discriminatorio, perché dà un posto di lavoro più lontano a coloro che occupano un miglior posto in graduatoria, ed è il segno inequivocabile della fretta e della mancanza di cura con cui sono state scritte queste norme.

Il giustificato clamore mediatico sollevato, in particolare in Sardegna, rischia però di far passare sotto silenzio la gravissima realtà che il governo ha previsto per il personale ATA. Ignorata volutamente dalla legge di riforma, scompare un’intera categoria di lavoratrici e di lavoratori, già pesantemente penalizzata dalle strette della legge di stabilità 2015 e definitivamente messa a terra dall’ultima circolare sulle supplenze che vieta le assunzioni a tempo indeterminato per il personale ATA, stante il passaggio ad altri Enti dei lavoratori soprannumerari delle Province, aggiungendo persino il divieto di conferire supplenze annuali per la copertura dei posti disponibili. Il governo, ancora una volta, mette diritti, precari e lavoratori gli uni contro gli altri: un’altra disastrosa decisione sul personale ATA della Scuola pubblica, in spregio di professionalità acquisite, di diritti maturati e, in definitiva, delle esigenze di funzionalità delle istituzioni scolastiche.

È chiara la volontà di cancellare e disconoscere il ruolo del lavoro del personale amministrativo, tecnico e ausiliario nelle scuole, che da anni e anni ne garantisce il funzionamento. La riduzione di 2.020 unità di personale (di cui 62 in Sardegna) tra collaboratori scolastici e assistenti amministrativi (che segue a tagli molto drastici decisi negli ultimi 13 anni), nonché i vincoli sulle sostituzioni in caso di assenza, determineranno esiti drammatici per scuole e personale; un ulteriore dimensionamento coatto per la scuola sarda.

Dopo un piano di dimensionamento della Regione Sardegna che ha assecondato ulteriori chiusure di plessi e autonomie e gli effetti di una pessima legge, il primo settembre, le scuole dell’isola riapriranno nella confusione e indeterminatezza: continuità didattica stravolta, meno docenti, ancora una volta assegnazioni sul sostegno a non specializzati. E ancor meno personale ATA, con incarichi assegnati senza neppure una prospettiva annuale e l’impossibilità di sostituire il personale assente.

Per la Provincia di Cagliari, rispetto alle esigenze di funzionamento minimo delle nostre scuole si devono prevedere non meno di 250 posti ATA sull’organico di fatto e non meno di 300 posti di docente in aggiunta all’organico di fatto. In gioco non ci sono solamente posti di lavoro e diritti delle lavoratrici e dei lavoratori ma lo stesso diritto allo studio di tutta la comunità.

Le Organizzazioni Sindacali, unitariamente, continueranno a lottare per la restituzione delle risorse umane ed economiche indispensabili, ingiustamente sottratte. Una rivendicazione che deve essere condivisa e partecipata, perché solamente un’azione sinergica di tutte le forze sindacali e di tutte le componenti sociali e della scuola può contrastare la cancellazione dei diritti costituzionali attuata dalla riforma e dalle politiche del governo.

Il 27 agosto, dalle ore 16.00, indiciamo un presidio di fronte all’USR della Sardegna in Piazza Galilei a Cagliari, invitando a partecipare tutto il personale della scuola di ruolo e precario, assistenti amministrativi, assistenti tecnici, collaboratori scolastici, docenti ed educatori dei convitti, dirigenti scolastici, direttori dei servizi generali e amministrativi, ma anche studenti, genitori, movimenti e coordinamenti.

Dobbiamo far sentire le ragioni della protesta in difesa della Scuola Pubblica Statale, della Costituzione Italiana, del diritto allo studio degli studenti, per la tutela dei lavoratori tutti, soprattutto delle precarie e dei precari che da anni con sacrifici spesso enormi garantiscono la possibilità di fare scuola regolarmente.

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